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Pallottini" Per i mercati necessario un interlocutore pubblico forte"

Se da un lato i centri agroalimentari nati dalla legge 41/1986 crescono, si sviluppano e si affermano – non senza le inevitabili criticità e qualche problema – dall'altro la Legge Madia per la riforma della pubblica amministrazione ed i conseguenti indirizzi degli enti locali (in qualità di azionisti) ne pongono in dubbio la missione pubblica. Quindi, quel ruolo di cerniera tra campagne e distribuzione, manifatture e trasporti, somministrazioni e consumo, che dà servizi e redditi alle filiere; sicurezza, qualità e salute alle famiglie, supporto all'agricoltura.   

Nato tre anni fa, per iniziativa dei cinque maggiori centri agroalimentari all'ingrosso italiani, il cartello degli agromercati oggi di strutture ne associa dieci. E le ultime due iscritte a Italmercati – quella di Cagliari e quella di Catania – hanno completato (con le produzioni locali e le prestazioni logistiche) una dorsale di servizi integrati su tutto l'asse dello Stivale e sulle Isole che in Italia non c'era. E che oggi si  presterebbe nel modo migliore (e con tutte le condizioni tecnico-organizzative) a un programma strategico di livello politico-ministeriale con ampie prospettive d'interesse nazionale.

Intanto – come ha detto ieri Fabio Massimo Pallottini, confermatissimo presidente di Italmercati, davanti al Comitato di gestione – "in questi primi tre anni, la Rete ha affiancato alla sfera operativa tradizionale della rappresentanza una intensa attività interaziendale, nella quale rientrano le economie di scala ottenute centralizzando spese gestionali di fornitura (energia e gas) e partecipando insieme a manifestazioni fieristiche, ma anche un confronto ministeriale che ha prodotto accordi, protocolli e intese strategiche". 

A consuntivo, Pallottini ha ricordato quelli con Unioncamere-Camere di Commercio d'Italia ed il ministero delle Politiche alimentari su "Qualità e sicurezza" per un "marchio identitario e di sistema" in comune ai maggiori centri agroalimentari. Italmercati ha siglato una Intesa con l'Unione mercati dell'Ucraina. Obiettivo: favorire informazioni, contatti, scambi. In seno ad Italmercati i gruppi di lavoro hanno realizzato progetti ed iniziative come il "Progetto Qualità Italmercati", il nuovo Osservatorio prezzi Italmercati, il Protocollo di collaborazione con il ministero delle Politiche Alimentari contro gli sprechi (progetto "Last Minute Market"). Grande interesse ha riscosso anche il bando di selezione dei partner per affiancare la Rete in un programma per la vendita all'estero del know-how utile alla progettazione, alla realizzazione ed alla gestione di agromercati in Paesi interessati a sviluppare queste strutture. E Italmercati fa parte a pieno titolo del Cso-Centro servizi ortofrutticoli.   

A un mese dall'apertura della XXXI edizione della Conferenza mondiale dei mercati agroalimentari all'ingrosso (la "Wuwm") a Roma, dal 17 al 19 maggio, presso la Fao sotto al titolo "The fresh way to feed the planet" ("Nutrire il pianeta di freschezza"), la Rete d'imprese Italmercati, che figura con il Car di Roma tra gli organizzatori, è in una situazione singolare. Mentre il settore nazionale degli agromercati all'ingrosso raggiunge le posizioni più elevate di rilevanza economica, di rappresentatività imprenditoriale, di egemonia sui volumi e di capacità progettuale, un decreto del ministro Madia – il varo del quale è atteso a fine giugno – prevede una razionalizzazione delle società partecipate dagli enti pubblici e qualcuno teme ripercussioni sui centri agroalimentari. Bruciando i tempi, la Regione Lazio ha posto sul mercato le sue quote nel Centro Agroalimentare Roma. 

Presidente e fondatore di Italmercati, Fabio Massimo Pallottini ha idee chiare su una nuova governance dei centri agroalimentari all'ingrosso e vedrebbe di buon occhio in Italia un modello come quello spagnolo, con l'azionista pubblico, come a Madrid e Barcellona con Mercasa, che partecipi economicamente e strategicamente all'attività dei mercati principali. 

Non si tratta di ideologie o schieramenti. "Nel dibattito tra favorevoli e contrari alla presenza del Pubblico – spiega Pallottini – direi sì al pubblico, a patto che abbia e svolga un attivo ruolo consapevole e fornisca servizi omogenei di qualità, controllando, investendo e assicurando che i Centri agroalimentari di primo piano svolgano la funzione pubblica alla quale sono preposti. E volendo esprimere una politica economica agricola di spicco – aggiunge il manager – serve un'ossatura robusta, cioè un sistema nel quale i maggiori mercati abbiano come interfaccia un interlocutore pubblico nazionale forte a fronte delle eventuali riduzioni di peso specifico degli enti locali. A conclusione del processo, si potrebbe creare una cabina di regia accreditata ad esempio presso la Ismea. Occorre infatti valorizzare un sistema che ha grande rilevanza e sempre più ne avrà in futuro, anche come presidio per la sicurezza alimentare e per la legalità". 
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